Con Wayel verso il bike to work: intervista al mobility manager del Gruppo Unipol

  1. bike to work

“Possiamo fare a meno di tutto ma non del domani”. E il domani ha un colore green. Lo sa bene il mobility manager del Gruppo Finanziario Unipol Franco Malagrinò (nella foto) che abbiamo incontrato nella sede di Bologna dove ci ha raccontato delle attività di mobilità sostenibile intraprese già da alcuni anni dal Gruppo.

Sebbene la figura del mobility manager sia stata istituita per decreto ministeriale nel 1998, non se ne sente parlare moltissimo, ancora oggi, in Italia. Ci aiuta a capire cosa fa il mobility manager in un’azienda?
Il mobility manager (per le aziende con più di 300 dipendenti) deve essere bravo a far ridurre l’uso dell’auto privata da parte dei dipendenti attraverso misure contenute nel Piano spostamenti casa-lavoro. Si tratta di suggerire, rendere convenienti e agevoli soluzioni di trasporto alternativo a ridotto impatto ambientale: car pooling, car sharing, bike sharing, trasporto a chiamata, navette.
Deve inoltre sapersi interfacciare con gli enti locali, Comune, Regione, Provincia e con le società dei trasporti locali che spesso, in Italia, non forniscono servizi integrati rendendo tutto più difficile (è il caso di Milano con Trenord e ATM, per esempio). Ogni realtà aziendale, e noi abbiamo sedi nelle principali città italiane, ogni contesto ambientale e, addirittura, ogni persona, ha le proprie peculiarità e il mobility manager deve imparare a tenerne conto per far quadrare i conti. Dal mobility manager ci si attende, infatti, anche una puntuale attività di pianificazione e ottimizzazione dei costi aziendali.
Io ricevo tantissime segnalazioni, richieste, osservazioni ed esigenze dai dipendenti non solo individuali, ma che riflettono contesti geografici ben precisi. La somma di queste richieste opportunamente raccordate, deve portare ad una risposta logica in grado di offrire opportunità per i dipendenti, per l’azienda e per i trasporti pubblici locali.

Siete una delle prime realtà aziendali che ha iniziato a porre attenzione alla cultura della mobilità sostenibile. Ci racconta brevemente quali sono state le prime azioni intraprese e le relative evoluzioni delle stesse sino ad ora?
Ricopro questo ruolo da tre anni e per prima cosa abbiamo somministrato un articolato questionario ai dipendenti della sede di Bologna che rileva la propensione al cambiamento di comportamento. Bisogna avere la fotografia dei comportamenti attuali, dei costi e delle esigenze dei dipendenti per proporre delle soluzioni valide. Questo strumento ci ha permesso innanzitutto di capire la gestione dei costi aziendali, scoprendo quanto, per esempio, si spendeva in parcheggi di auto, e poi quanto effettivamente i dipendenti sono, come tutti, legati alla libertà dei propri spostamenti che non sempre si concilia con la gestione dei tempi lavorativi e con l’offerta del sistema dei trasporti pubblici.
Cosa abbiamo fatto? In sintesi, abbiamo lavorato sulla promozione di alcune buone pratiche vincenti come l’incentivo del 50% sull’acquisto dell’abbonamento annuale al trasporto pubblico locale. Abbiamo incentivato il car pooling che mira a incoraggiare i dipendenti a condividere l’automobile nella stessa tratta casa-lavoro con un risparmio economico e riduzione di emissioni di CO2 notevoli. Da due anni abbiamo introdotto politiche di mobilità ciclistica, scegliendo proprio l’elettrico di Wayel.

Come sensibilizzate i vostri collaboratori alla cultura della mobilità sostenibile, qual è stato il principale strumento utilizzato?
Oltre alle campagne di comunicazione, il principale strumento è stato il sito Unipol Ecomobility, (raggiungibile solo per chi si connette dall’intranet aziendale), un punto di riferimento importante per diffondere la cultura della mobilità sostenibile e inspirare il senso di responsabilità sociale. Il questionario ci ha permesso di capire, inoltre, che c’erano anche molti pregiudizi nei confronti di alcuni comportamenti sostenibili e che addirittura, alcune realtà non si conoscevano e non venivano comprese, come la mobilità elettrica che poi ha ricevuto, invece, un generoso riscontro.

La rivoluzione verde passa anche per la mobilità leggera. Già da qualche anno il Gruppo Unipol ha dotato i propri dipendenti della flotta aziendale di bici elettriche, Wayel nello specifico. Quali conclusioni può trarre da questa esperienza?
Sempre con l’obiettivo di omogeneizzare e livellare le politiche di mobilità sostenibile, alle esigenze geografiche e a quelle individuali, da circa due anni abbiamo dotato le sedi di Bologna e Firenze, di due flotte aziendali di bici elettriche Wayel: venti bici elettriche per ogni sede e relative postazioni di ricarica a disposizione per i dipendenti.
Superando un pregiudizio iniziale, opportunamente formati e con il servizio di manutenzione Wayel, le bici sono state apprezzate e molto utilizzate, anche per vivere la mobilità quotidiana urbana tanto da aver registrato quasi un’affettività a ciascuna e-bike.

Recentemente anche al Ministero dell’Ambiente, ai comuni e a molte aziende italiane sembra piacere l’idea di erogare rimborsi chilometrici ai lavoratori che decidono di raggiungere in bicicletta il posto di lavoro. È il bike to work, un’idea che viene dalla Francia. Avete considerato questa iniziativa?
Trovo che il bike to work sia un’evoluzione intelligente che approvo e ho già inserito nelle prossime attività da finanziare. Il discorso della mobilità elettrica leggera iniziato con Wayel va naturalmente a confluire in questa nuova pratica che vede il lavoratore entrare in diretto possesso dell’e-bike, permettendo ulteriormente la responsabilizzazione verso un mezzo così efficiente e innovativo.

Quali sono gli interventi di mobility management in programma per il futuro?
Abbiamo ripensato al sito Unipol Ecomobility, aggiornandolo e potenziandolo di alcuni servizi: si possono scaricare tutte le APP relative agli usi di mobilità sostenibile per essere aggiornati in tempo reale sulle possibilità di condivisione dei mezzi.
Penso che l’infomobilità sia la chiave di volta per permettere il dialogo delle esigenze e l’integrazione dei vari servizi a patto che, di base, ci sia una struttura informatica potente. Noi continueremo a lavorare sulla mobilità sostenibile come scelta di strategia d’impresa, riaffermata anche nel Piano Triennale di Sostenibilità e nel piano di Spostamento Casa lavoro dei dipendenti.

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